LA VERITA’ DI EVA HENGER SULLA CANNA DI FRANCESCO MONTE

 Alla fine Eva Henger ha raccontato la sua verità. Intervistata da Max Laudadio di Striscia la Notizia, quando credeva che la telecamera fosse spenta, ha spiegato come sono andate veramente le cose in quel dell’Honduras. Da quanto detto la situazione di Monte in qualche modo si aggrava sempre di più, perchè al contrario di quello che si pensava, ovvero che fosse stato uno della produzione del programma di Magnolia a procacciargli il fumo, dalle parole di Eva sembra sia stato proprio Monte a cercare la Mariajuana rischiando moltissimo in un paese straniero e per di più in piena rivolta. Ecco casa ha detto Eva a telecamere spente:

“Siamo scesi dall’aereo e Francesco Monte ha chiesto subito al guidatore del pullman dove poteva comprare la marijuana. Una vergogna perché lo ha guardato malissimo. In Honduras è vietato anche l’uso personale, ti danno un anno e mezzo e li fai tutti, non come in Italia. La quantità che aveva Monte equivaleva a 12 anni di carcere. Allora, il guidatore lo ha mandato a quel paese. Arriviamo in hotel ed è andato subito in giro a chiedere ai facchini dove poteva trovare la marijuana. Poi siamo andati a mangiare, c’eravamo solo noi, ed è arrivato uno sdentato, brutto, che gli ha detto di seguirlo. Francesco così ha tirato fuori i soldi e l’ha comprata lì davanti a noi. Lo abbiamo visto tutti, c’erano 17 persone più quelli della produzione. Ha fumato per quattro giorni di continuo.

“Si appropriava del pacchetto di sigarette, le smontava e si faceva le sue canne. Il regolamento prevede il divieto per chi introduce, se lui non la portava, gli altri non fumavano. Hanno fumato anche altri, meno di lui sicuramente. Io non capisco, vengo là, parlo con le autrici, dico vai a vedere la valigia del signorino perché so che c’è ancora la roba. Lo dico venerdì e vengo a sapere che sabato d’urgenza ha lasciato l’isola e l’hanno messo sull’aereo lo stesso giorno (…) Secondo me gli hanno detto: te ne vai altrimenti ti dobbiamo fare arrestare.

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Autore dell'articolo: Roberta Damiata

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