IL MISTERO DELLA MORTE DI LADY DIANA

La morte di Diana Spencer avvenne la notte del 31 agosto 1997 in un incidente stradale avvenuto nella galleria che passa sotto il Ponte de l’Alma a Parigi.

Sono passati ventuno anni da quella terribile notte che in qualche modo ha segnato la vita di molti di noi, la notte della morte di Lady D. Insieme alla Spencer morì anche Dodi Al-Fayed. Sulle cause dell’incidente sono state fatte numerose ipotesi, alcune riguardano un vasto complotto che vedrebbe i mandanti in alcuni membri della famiglia reale.

La dinamica prima dell’incidente

Quello che sappiamo, vedendo anche i filmati delle telecamere dell’Hotel Ritz, è che Lady Diana e Dodi Al-Fayed, temendo l’arrivo in massa dei paparazzi, la sera del 31 agosto decisero di lasciare l’hotel di lusso per recarsi nell’appartamento in Rue Arsène Houssaye, sempre di proprietà degli Al-Fayed, scortati dal capo della sicurezza dell’albergo Henri Paul, che guidò personalmente l’auto.

Mentre un’auto esca venne fatta uscire dall’ingresso principale, attesa dai giornalisti, la coppia uscì da un ingresso secondario dopo mezzanotte.

Con loro c’era anche Trevor Rees-Jones, bodyguard della famiglia Fayed, unico superstite. L’incidente avvene alle 00:23, all’ingresso del tunnel dell’Alma: Herni Paul perse il controllo dell’auto che andò a schiantarsi contro il tredicesimo pilastro di sostegno della galleria.

LA COLPA E’ DEL RITZ

Vent’anni dopo la morte di Diana, il fotografo Pascal Rostain, con i giornalisti Jean-Michel Caradech e Bruno Mouron, ha scritto “Chi ha ucciso Lady D?”. Nel libro-inchiesta, si afferma che l’auto della fuga – che si schiantò su un pilastro del tunnel dell’Alma con la coppia in fuga dall’hotel Ritz – sarebbe stata da rottamare.

L’inchiesta sulla morte di Diana e Dodi dimostrò – fra l’altro – che l’autista di quella Mercedes aveva un tasso molto alto di alcol nel sangue e che l’auto sfrecciava a velocità eccessiva.

L’ex proprietario di quella Limousine, ritrovato dagli autori del libro, sarebbe Eric Bousquet, direttore di un’agenzia di pubblicità.

“Quell’auto era del Ritz ed era un relitto – ha detto Rostain, intervistato oggi – non avrebbe mai dovuto circolare.

Ebbe un primo incidente, pesava diverse tonnellate e sarebbe stata da rottamare”.

Un testimone citato nel libro avrebbe detto due mesi prima dell’incidente al direttore del Ritz: “Questa macchina bisogna distruggerla. Oltre i 60 km orari è fuori controllo”. Questo nuovo elemento riporterebbe in primo piano la responsabilità dell’hotel Ritz – di proprietà di Mohamed Al Fayed, padre del defunto compagno di Diana – che ha continuato a far circolare l’auto.

UN COMPLOTTO DELLA FAMIGLIA REALE

S i è scoperto che la sovrana avrebbe fatto un commento shock appena appresa la notizia dell’incidente automobilistico di Parigi in cui Diana aveva perso la vita: «Qualcuno deve aver ingrassato i freni».

La rivelazione è contenuta all’interno di `The Queen’s Speech´, nuovo libro in cui Ingrid Seward ripercorre le vicissitudini delle due protagoniste nella storia recente dei Windsor. 

Nel volume si dice che la notte del 31 agosto 1997, appena arrivarono le notizie dell’incidente in cui erano stati coinvolti la principessa e Dodi Al Fayed, la regina «non riusciva a credere a ciò che stava succedendo ed in un primo momento si pensò che Diana non fosse morta».

E secondo un testimone presente, Elisabetta avrebbe detto, quasi riflettendo ad alta voce, «qualcuno deve aver ingrassato i freni». Una frase che rivelerebbe ancora una volta il complesso rapporto tra Elisabetta II e Diana.

E che è destinata a dare adito a nuove speculazioni su un complotto contro la principessa diventata ormai `scomoda´ per la famiglia reale. Di sicuro c’è che il rapporto tra le due donne iniziato bene, con la regina che definiva la nuora «una di noi», si è poi deteriorato nel tempo, soprattutto quando il principe Carlo e Diana decisero di rompere il loro matrimonio fra accuse reciproche e tradimenti.

LE GUARDIE DEL CORPO NON ERANO PRONTE

Ken Wharfe, ex responsabile della protezione della principessa Diana, spiega in un’autobiografia shock perché è morta Lady D. Secondo lui Lady Diana sarebbe deceduta per colpa delle sue guarde del corpo. Al Daily Mail, l’uomo che ha protetto Lady Diana per sei anni ha spiegato che gli uomini della sicurezza avrebbero dovuto evitargli di entrare in quella Mercedes guidata dal capo della sicurezza dell’Hotel Ritz Henri Paul.

Wharfe biasima anche l’unico sopravvissuto dell’incidente nel tunnel dell’Alma, Travor Ree-Jones, membro della squadra di sicurezza privata dei Fayed: “La capacità di proteggere se stessi in una rissa non è abbastanza qualificante per proteggere qualcuno come Diana. Rees-Jones era un ex soldato che non avevano ricevuto la formazione necessaria per proteggere un membro della famiglia reale.

Henri Paul è la causa dell’incidente

L’inchiesta sulla morte di Lady Diana ha portato alla condanna (postuma) di Herni Paul, che guidava l’auto nel momento dell’incidente. Morto sul colpo, Herni Paul si era messo alla guida umbriaco e sotto gli effetti di anti-depressivi, tenendo quindi una “condotta negligente”.

A questo si deve sommare l’alta velocità che avrebbe aumentato le possibilità di perdita di controllo del veicolo e di maggiore impatto in caso di scontro, come è successo.

La velocità nel momento dell’incidente

Un altro punto poco chiaro nell’indagine sulla morte di Lady Diana è in realtà la velocità dell’auto, in quanto si è sempre accusato Herni Paul di andare a velocità altissima (circa 190 km/h) per scappare dai paparazzi che stavano inseguendo la ex Principessa e Dodi. Tuttavia, l’ingegner Mauro Balestra, esperto tecnico giudiziario svizzero, specializzato nella ricostruzione di incidenti stradali, utilizzando recenti e sofisticati programmi di calcolo, ha stabilito che la velocità della Mercede S280 utilizzata non poteva essere superiore ai 150 km/h al momento dell’ingresso della galleria, considerata la curva e la pendenza della discesa, altrimenti la vettura avrebbe sbandato già prima dell’entrata nel tunnel.

Paul Herni doveva quindi guidare a una velocità di 110 km/h circa, su un tratto con limite a 70 km/h. Al momento dell’impatto, l’auto avrebbe urtato il pilastro a 85-90 km/h e non a velocità superiori. In questo caso, le accuse sono rivolte alla mancanza di guard rail a protezione dei pilastri in cemento, così come a quella di una visibilmente chiara segnaletica.

Lo scontro con la Fiat Uno

Uno dei punti irrosolti è la presenza sulla scena dell’impatto di una Fiat Uno. C’è l’impotesi che la Mercedes si sia scontrata con una Fiat Uno bianca prima di colpire il pilone.

L’auto, però, sarebbe stata colpita di striscio e non si hanno tracce del guidatore né del veicolo stesso.

Le cinture di sicurezza

Si pensa che un ruolo importante sia stato svolto dalle cinture di sicurezza: sia Lady Diana che Dodi Al-Fayed, che si trovavano sui sedili posteriori, avrebbero avuto più possibilità di salvarsi se avessero indossato le cinture di sicurezza.

L’unico ad averle indossate, il bodyguard, è stato anche l’unico a essersi salvato.

Era incinta di un figlio musulmano

Diana avrebbe avuto un figlio da Dodi Al-Fayed e per questo sarebbe stata uccisa. Fino a oggi le prove di questa gravidanza erano labili.

Ma nel nuovo libro The princess Diana conspiracy l’autore Alan Power cita due testimoni di rilievo. La radiologa Elizabeth Dion, che lavorava all’ospedale parigino Pitié-Salpetrière, dove Lady Di è stata portata la notte del 31 agosto 1997, giura di aver individuato all’interno dell’utero della principessa un feto di 6-10 settimane.

«Era chiaramente visibile», dichiara la dottoressa. E le sue parole sono confermate dall’infermiera di turno quella notte, Jocelyn Magellan. Le loro dichiarazioni però non sono mai state prese in considerazione dalle inchieste in Francia e in Gran Bretagna. Secondo Power esisterebbe anche un documento nell’archivio dell’ospedale che attesta la gravidanza. La madre di un futuro re e leader della chiesa d’Inghilterra non poteva avere un figlio da un musulmano e per questo sarebbe stata uccisa.

IL FUNERALE

La famiglia reale e il governo inglese hanno avuto solamente una settimana per preparare la cerimonia funebre e questo ha comportato una certa tensione e agitazione all’interno di Buckingham Palace. Il primo “problema” a cui gli organizzatori hanno dovuto far fronte è stata la collocazione del cadavere di Diana Spencer, deceduta a Parigi a seguito di un incidente stradale.

L’autista Colin Tebbutt e il maggiordomo Paul Burrell hanno dovuto infatti trovare un obitorio improvvisato in cui custodire la salma e preservarla dal caldo estivo ed evitare che potesse essere immortalata dai fotografi.

Inoltre, i due decisero di ritardare di qualche ora l’annuncio della tragedia a William e Harry, che stavano trascorrendo una vacanza con la nonna a Balmoral, e quindi di non svegliarli in modo così traumatico. La regina, inoltre, volle che i due adolescenti (il marito di Kate all’epoca aveva solo 15 anni, mentre il fratello minore 12) non venissero a conoscenza dei dettagli della tragedia, impedendo che ogni contatto con radio e tv.

Harry, una volta appresa la notizia, pregò insistentemente il padre di portarlo con sé in Francia per vedere il corpo della madre, ma il principe glielo impedì. Commovente, poi, è il rifiuto del duca di Cambridge, il principe William, di rifiutarsi di far parte della processione che ha camminato davanti alla bara, come era invece previsto dagli organizzatori: a chi gli faceva presente che – almeno per etichetta – avrebbe dovuto, rispose che preferiva piangere in privato.

A mettere al loro posto gli organizzatori, che fecero un ulteriore tentativo a 5 giorni dalle esequie, fu il nonno Filippo: “I ragazzi hanno perso la loro mamma, rispettiamoli” fu la frase con cui chiuse la vicenda. Quello che emerge dal documentario, poi, è la lotta di Carlo – ormai sentimentalmente lontano dalla moglie – di partecipare al corteo in onore di Diana insieme al fratello di lei, Charles Spencer.

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Autore dell'articolo: Raffaella Ponzo

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