Selvaggia Lucarelli smaschera Juice Plus, le coach e i beveroni!

Con un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, Selvaggia Lucarelli ha “scoperchiato” il mondo delle vendite online di prodotti dimagranti e in particolare della società Juice Plus, sulla quale ha promesso di andare a fondo. Ecco gli ultimi aggiornamenti!

Alcuni giorni fa Selvaggia Lucarelli aveva scritto sul Fatto Quotidiano un articolo su Juice Plus, un sistema di vendita online di barrette e beveroni per dimagrire con il sistema del multilevel marketing.

Vi riportiamo qui l’articolo:

Qualche settimana fa mi sono imbattuta in un post su fb di una ragazza di Ravenna, tale Cristina, che a corredo di un suo selfie con tre signore visibilmente in carne sullo sfondo, aveva scritto “Festa di fine anno della scuola di mia figlia. Mamme, iniziate Slim and F., altrimenti i vostri mariti si girano a guardare altre mamme più curate!”. Seguiva uno scambio di battute con un’altra ragazza che confermava come durante la festa della scuola, i mariti delle altre guardassero loro due belle e magre e non le proprie mogli. La storia è finita in tragedia, con la scuola che l’ha convocata, minacce di denunce, lei che si è detta distrutta, un oscuro “ho perso il lavoro, sono disperata.”.

La faccenda mi era parsa surreale. E’ vero che ormai, se sei scemo, grazie ai social hai il privilegio di farlo sapere rapidamente a tutti, ma in questo caso non capivo come fosse possibile che una madre si fosse esposta in maniera così fessa, dileggiando docenti e madri della scuola della sua bambina. Poi, in un’intervista successiva, Cristina, alla domanda “che lavoro facevi?” ha dichiarato: “Non voglio dirlo. Chi mi dava lavoro non è un’azienda ma una sorta di stile di vita! Le mie clienti mi ringraziavano, mi dicevano “Tu sei tutte noi!”.”

A quel punto, ho capito che c’era qualcosa di strano. E ho scoperto il magico mondo “Juice plus”, di cui Cristina faceva parte e sul cui nome ha deciso di sorvolare (forse) perché il marito lavora nella guardia di finanza (e di questo parlerò più avanti). Vi ricordate Herbalife, la faccenda del marketing piramidale e l’esercito di invasati che giravano con adesivi sul cofano dell’auto, spillette e opuscoli motivazionali che al confronto i venditori ambulanti di Bombay sono persone schive? Ecco, oggi la storia si è evoluta ed è nata Juice Plus, che usa i social per espandersi, rincretinire le Cristina sparse per il mondo e, ovviamente, guadagnare un sacco di soldi spillandoli a chi vuole dimagrire. La Juice plus è una azienda americana che vende sia sostitutivi dei pasti a base proteica che multivitaminici. Naturalmente, a prezzi imperdibili.
E tramite network marketing. Sette barattoli di capsule denominate “Miscela bacche” o “Miscela verdure”, per dire, costano 319 euro, ma ci sono anche i soliti beveroni al cioccolato alla vaniglia e le minestrine chiamate “vegetable soup” che fa più figo. Fin qui, la solita solfa. Ne compri un paio e dopo due mesi sono ancora nell’armadietto della cucina con le farfalle da dispensa che gli girano intorno.
La novità sta nel fatto che Juice Plus non si limita a vendere prodotti ma recluta venditori col classico sistema di marketing multilivello (prendi provvigioni anche dalla rete dei tuoi sottodistributori) indicando come bisogna comportarsi sui social. I profili dei venditori Juice Plus sembrano un inquietante esperimento di lavaggio del cervello ai danni di studentesse, mamme, casalinghe a cui viene data una lista di cose da pubblicare per sembrare magre, felici, vincenti e soprattutto benestanti grazie al lavoro dei sogni: vendere beveroni.

Le bacheche cloni prevedono pubblicazione di tot post al giorno con frasi motivazionali alla Osho del Tufello, di foto sorridenti con i figli perché vendere beveroni ti permette di lavorare da casa, ritratti di cibi sani e colorati, foto di scambi su whatsapp con le clienti che ti ringraziano perché erano grasse e infelici e ora grazie a te hanno il culo di Belen e la pace interiore del Dalai Lama.
E poi consigli dietetici, foto fuffa del prima e del dopo, mamme che lodano le altre mammine. C’è perfino quella che scrive “Lavoro online e grazie a Juice Plus posso fare i lavori di casa con le mie manine senza delegare! La mia casa voglio tirarla a lucido io stessa!”. C’è la tizia che pubblica le foto in perizoma della figlia tredicenne per far vedere quanto è dimagrita.
E poi bisogna lasciar intendere che a vendere capsule ai mirtilli si guadagna bene, benissimo, quindi foto con nuovi acquisti e borse firmate. Il fatto che nessuna di queste tizie sia una nutrizionista o dietologa naturalmente è un particolare non trascurabile. Eppure, a leggere forum, bacheche e scambi tra consumatrici e rivenditrici, i consigli dietetici e alimentari sono una costante, pure se fino al giorno prima facevano le commesse alla Upim. Nel loro curriculum, del resto, alla voce lavoro c’è “Trasforma la tua vita adesso” , “Volere è potere”. Ognuna delle venditrici possiede un codice.

Se ti convincono a comprare qualcosa online, tu utilizzi il loro codice. Loro guadagnano il 10%. Dai mille euro in su di venduto, la loro provvigione aumenta. Ci sono ingegneri, commesse e dipendenti comunali che si sono licenziati per inseguire il sogno Juice Plus. Quelli che vendono molto creano il loro team di distributori e diventano “president”. La caratteristica dei president è ostentare. Far sapere che sono i king dei beveroni e che grazie alle minestrine liofilizzate rischiano di finire sulla copertina di Forbes. Il team “Unstoppable” è quello dei più esaltati, la frangia più delirante. Dentro c’è Claudio Capozza che pubblica le foto della sua Porsche fiammante con scritte tipo “Sei già dentro al miracolo!”.

Ci sono anche i due fondatori ex camerieri e informatici di “Unstoppable”, i fratelli Stefano e Andrea Orrù, che pubblicano le foto della casa con la piscina che si sono comprati grazie a Juice Plus ricordando che ce l’hanno fatta grazie alla “scintilla di libertà” che hanno intravisto nei beveroni. Se sei nel team “unstoppable” sui social devi fare quello che ti dicono loro. Se non lo fai, sei espulso.
Chiedo a M., una rivenditrice, come avvengano i pagamenti. “Ci paga una filiale svizzera (ma guarda il caso), ogni 10 del mese sono puntualissimi con il bonifico.”. Domando se l’azienda richieda la fattura o la ritenuta d’acconto prima di fare un bonifico. Mi risponde che no, sta alla correttezza del singolo dichiarare i soldi al fisco. “E comunque chi guadagna davvero sono quelli tipo gli Orrù, chi sta al vertice, visto che chi compra Juice Plus sono migliaia e migliaia di persone…”, aggiunge. Insomma, un’orda di casalinghe che si improvvisano nutrizioniste, un esercito di invasati che si fomentano reciprocamente a meeting motivazionali con finti premi e celebrazioni da notte degli oscar, un sistema di marketing piramidale che in teoria sarebbe anche vietato dalla legge e guadagni che finiscono dritti sul conto con una percentuale di nero tutta da verificare. Del resto, si parla di diete e si sa, il nero sfina.

La vicenda ha scatenato talmente tante reazioni da spingere Selvaggia ad approfondire la storia, per vederci più chiaro. Ma intanto c’è stata anche la risposta della società Juice Plus:

Naturalmente si è aperta una inchiesta e mentre aspettiamo gli sviluppi, riportiamo questo post di Selvaggia dedicato a loro, alle coach, alle donne che hanno come scopo quello di motivare le clienti a perdere peso, ma soprattutto, a comprare pasticche e beveroni. Eccolo per intero, leggete perché ne vale la pena:

Su tutto quello che di torbido c’è su Juice Plus mi riservo di scrivere a inchiesta terminata.

Nel frattempo però, voglio dire una cosa alle DONNE. Alle VENDITRICI Juice Plus. Alle coach, alle “president”. A quelle tante donne trasformate in soldatini tutti uguali come i soldatini della Corea del Nord che vediamo sulle loro bacheche ricordarci quotidianamente quanto siano sane, felici, ricche, fighe, magre, realizzate con foto e slogan e hashtag e argomenti tutti uguali, come suggerito dai capetti più in alto. E in parte ahimè dall’azienda.

Fate tanto le emancipate. Le donne in carriera. Quelle che facevano le casalinghe in sovrappeso e ora si ritrovano “imprenditrici di me stessa”. Quelle che ora si portano l’ufficio in piscina (capirai che affare, io almeno quando vado in piscina il lavoro lo lascio a casa), quelle che ora hanno il tempo per stare con i figli, mica come le mediocri che li lasciano ai nonni o al nido perché magari lavorano fuori casa dopo essersi prese lauree o specializzazioni. O in un ufficio da impiegate perché preferiscono alzarsi la mattina alle sette tutta la vita anziché (con probabilità che si aggirano intorno allo 0,3 %) guadagnare due soldi recitando la parte delle donne perfette su fb. E sfilando soldi a migliaia di altre donne con modalità discutibili.

Fatela finita di mettere foto copertina coi collage di foto allegre e sane come vi hanno detto. Fatela finita coi vostri buongiorno e foto d’archivio di frullati e cereali e le foto di prima e dopo improbabili e di panorami e buste dello shopping e vacanze di lusso.
Una donna di successo sarebbe questo prototipo di sfigata qui? Una che parla solo di chili persi, una per cui il parametro della felicità è la macchina nuova e la borsa firmata, le vacanze col piscinone e le foto allo specchio, le chat in cui si parla di girovita, le zoom in cui c’è una che ha fatto la quinta elementare che vi insegna come raggiungere i vostri traguardi, ad avere la VISION, lei che manco ha avuto la vision per prendersi un diploma?
Queste sarebbero le donne emancipate?

Guardatevi intorno e guardate la vostra bacheca. Vergognatevi almeno un pochino dell’immagine della donna che rappresentate, quella che pensa solo a entrare in banca e in una taglia 40. Vergognatevi almeno un pochino dell’immagine che state propinando a amici, parenti, a gente che non vi riconosce più.
Gente che vi ha conosciute NORMALI, vi ha conosciute come donne che erano mamme o semplici lavoratrici con la loro verità di una foto in pizzeria o sul divano di casa o in un ufficio anonimo o in una spiaggia a riccione con la pancia piatta o la panza di fuori e con i figli che piangono sullo sfondo , e ora vi vedono totalmente rincitrullite a parlare solo di stili di vita e acqua detox e dei vostri sogni che evidentemente erano soldi e magrezza.
(soldi e magrezza che per giunta spesso e volentieri manco avete, visto che è pieno di foto ritoccate, di risultati ottenuti a suon di liposuzioni e di buste dello shopping col polistirolo dentro)
Siamo donne, possiamo essere migliori di tutto questo. E possiamo ricordare alle altre donne un messaggio opposto a quello che lanciate voi: che la felicità non passa attraverso due cosce senza cellulite.

E poi fatevelo dire. Lasciate in pace i bambini. Continuate a spammare ‘ste povere creature per vendere beveroni e insegnate pure alle altre donne, quelle sfigate che li lasciano ai nonni per andare in ufficio, quanto siete brave voi che lavorate da casa e avete il tempo per loro? Ma i vostri mariti dove stanno? Davvero vi consentono tutto questo? Davvero il mito di diventare milionarie vendendo barrette vi rende capaci di sfruttare l’immagine dei vostri figli con questa compulsione perversa e opportunistica?

E poi. Al di là del fine ultimo che é fare i soldi- cosa pure legittima se non fosse che in questo caso avete più probabilità di arricchirvi comprando un gratta e vinci- io provo davvero un profondo disprezzo per il vostro mezzo.
Il mezzo per arricchirvi è puntare le donne. Altro che emancipazione. Cercate quelle fragili, quelle grassocce, quelle da circuire, quelle a cui vendere, quelle da inserire nella rete come venditrici perchè trovare nuove venditrici è il cuore del business belle mie (non lo avete capito? Sveglia!) e se sono deboli, insicure, con l’autostima a pezzi perché sono sole o affaticate o sono nella delicata fase gravidanza e post gravidanza in sovrappeso o “con le energie basse” come suggeriva uno dei vostri amati coach facendovi la lista delle sfigate da accalappiare, meglio ancora.
Belle polle da spennare. Da convincere a comprare pacchetti, con le vostre domande e risposte già scritte, che dovete solo copiare dal vostro file “lista obiezioni”.

E vi spacciate per quelle che vogliono AIUTARE LE DONNE. Come no, ad avere un problema in più: perdere pure dei soldi.
Il tutto, facendo le esperte di diete e alimentazione e stili di vita pure se fino a ieri imbustavate la mortadella o facevate le hostess (senza offesa per nessuna delle due categorie, con molta più dignità e professionalità delle venditrici di sogni di sta cippa)
Avevate il sogno di arricchirvi facendo dimagrire le donne?
Bene. Allora forza, alzate le chiappe e andate a studiare per prendervi una laurea in scienze dell’alimentazione. Diventate nutrizioniste. Dietologhe.
La laurea vi costa meno e potete studiare da casa, come con Juice Plus!
Riguardo poi quelli che invece sono medici davvero e che vendono Juice Plus, con tutto l’albero genealogico che vende Juice Plus a dimostrazione di deontologia professionale e zero conflitti di interessi, beh, manco mi pronuncio. Ci penserà chi di dovere, al limite.

Per il resto, ragazze belle. Volete AIUTARE le donne che hanno problemi ad accettarsi? Alzate il culo e andate a studiare psicologia, a studiare i disturbi alimentari.
I soldi li farete lo stesso, ma retribuite con onestà di intenti e per fare un lavoro senza finzioni e corsi per imparare a spillare soldi senza competenze.

Infine, fatemelo dire.
Se già tutto quello che ho detto non fosse abbastanza deprimente per il mondo femminile che ahimè qui è vittima e pure carnefice, guardate la bella gerarchia in Juice Plus. I capi veri, quelli che sono arricchiti con questi giochetti subdoli, sono tutti uomini. Le poche donne che hanno fatto i soldi sono le fidanzate e mogli di. Le amiche di. Sì, non solo. Ma ai vertici ci sono uomini.
Non approfondisco quest’ultimo tema perché meriterà un discorso a parte, ma davvero vi do un consiglio spassionato. Riflettete su quello che state facendo e sappiate che se prima, guardando le vostre bacheche, ci si interrogava su che diavolo vi fosse successo, ora lo sappiamo più o meno tutti: non siete impazzite. Avete subito un bel lavaggio del cervello. E tentate di farlo alle altre. Pensate di diventare ricche arricchendo chi è molto più furbo di voi. E vendendo “un sogno” a chi è molto più fesso o debole di voi.
Che mestizia.
Una mestizia davvero #unstoppable

Bravissima Selvaggia!

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Autore dell'articolo: Raffaella Ponzo

Scrivo cose...

2 commenti su “Selvaggia Lucarelli smaschera Juice Plus, le coach e i beveroni!

    Giuseppe Lanzafame

    (luglio 18, 2018 - 9:23 pm)

    Gentile redazione,
    Mi presento sono Giuseppe Lanzafame, sono un imprenditore e non un networker. Ho avuto modo di leggere il vostro articolo, in cui appiggiate la visione della giornalista Selvaggia Lucarelli. Ci tengo a precisare, che non so praticamente nulla del mondo Juiceplus, ma vorrei spezzare una lancia a favore del network marketing. Credo fermamente che prima di pubblicare un articolo bisogna documentarsi, e ci tengo a precisare che il network marketing è un sistema distributivo alla pari del franchising della vendita diretta, del GDO e del web marketing. Ha una crescita del 300% l’anno e importanti università hanno ampiamente studiato il fenomeno, la Bocconi con la professoressa Guerini, e l universita Harvard. È un sistema distributivo assolutamente moderno, di cui ne sono assolutamente consapevole che per anni abbiamo subito. Il network marketing non è altro che il passaparola, di cui ognuno ha ampiamente usato senza mai aver avuto un tornaconto personale. Neanche una parola su chi ha utilizzato il sistema in maniera illegale, ma esistono grandi e importanti aziende che lo utilizzano, mi viene in mente worwerk con il suo folletto o il Bimby, ne vogliamo parlare? Si è mai chiesto perché un’azienda del genere con un prodotto così prestigioso utilizza il sistema del network marketing? O ancora Stanhome, o Tupperware, o Avon… Aziende che in periodi di grandi flessioni economiche crescono a ritmi di doppie cifre!! Credo che una giornalista dovrebbe prima documentarsi sul fenomeno, e magari avere Delle basi di economia, per puntare il dito verso qualche azienda, che in maniera del tutto legale (il network marketing è regolamentato dalla legge 173/05). Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, tutte le aziende funzionano operanti nel settore sono sostituti d’imposta, fino alla quota di 7000 € di provvigioni l’anno lordi (cifra che nn sono certo). Superata tale soglia è necessario che il networker apri una normale partita iva, e come tale sarà sua premura la dichiarazione dei redditi.
    La mia non vuole assolutamente essere una critica, ma credo che bisogna documentarsi e approfondire gli argomenti prima di puntare il dito verso qualcuno o qualcosa.. Su persone che si mettono in gioco, creando qualcosa, beveroni o no, di assolutamente straordinario. Siamo all’interno di network senza rendersi conto, Facebook è un network, instagram. l’INPS, l’ordinamento giuridico, le aziende, persino la chiesa, sono sistemi piramidali che subiamo tutti i giorni senza rendersene conto.
    Vi auguro un buon lavoro, che sia costruttivo per tutti!!

    Raffaella Ponzo

    (luglio 19, 2018 - 12:22 pm)

    Gentile Giuseppe,
    nell’articolo della Lucarelli per il Fatto, che noi qui abbiamo riportato, il dito non è stato puntato contro il sistema del Network Marketing, ma è stato messo in evidenza un fenomeno assolutamente nuovo e a tratti ridicolo.
    Cioè l’uso dei Social e della propria vita, del privato, per vendere, una specie di divulgante The Truman Show, rendendo il benessere, l’allegria, la famiglia, l’amore, i nuovi acquisti costosi, una forma di esibizionismo per mostrare appunto, quanto è bella la propria esistenza per catturare l’attenzione dei nuovi possibili clienti. Tutto questo con post che sembrano costruiti in batteria, tutti uguali, tutti patinati.
    Il secondo punto, riguarda il fatto che le venditrici non si limitano solo a pubblicizzare dei prodotti per venderli, ma anche a mettere in atto diete, senza avere il titolo di studio per farlo. E’ vero che un integratore lo posso comprare anche al supermercato, ma poi la commessa non mi manda i messaggi su Whatsapp per dirmi cosa e quanto devo mangiare.
    Credo che questi siano i punti che segnano una discrepanza tra la la JuicePluss – e in generale tra i prodotti usati nelle “diete social” – e gli altri marchi da lei citati: Avon, Folletto, Bimby, ricordo anche i cosmetici Several e tanti altri.

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