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Che fine hanno fatto le attrici di Tinto Brass? Dalla fede di Claudia Koll alla nuova vita delle sue muse

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Stefania Sandrelli, Serena Grandi, Debora Caprioglio, Claudia Koll e tante altre. Sono state le protagoniste dei film più audaci del cinema italiano, ma che cosa fanno oggi? C’è chi continua a recitare, chi si è dedicata alla religione, chi ha scelto una vita lontana dai riflettori e chi ha cambiato completamente mestiere.

Le abbiamo viste sensuali, provocanti, disinibite. Hanno fatto sognare milioni di spettatori e, in alcuni casi, hanno fatto anche arrabbiare i benpensanti. Sono le attrici di Tinto Brass, il regista veneziano scomparso il 4 novembre, a 93 anni, che con i suoi film ha trasformato donne spesso sconosciute in autentici sex symbol. Ma che cosa è successo dopo? Che fine hanno fatto quelle ragazze che, tra gli anni Ottanta e Duemila, hanno conquistato il pubblico con la loro bellezza e la loro audacia? Alcune sono rimaste nel mondo dello spettacolo, altre hanno preferito cambiare strada. E c’è persino chi, dopo avere recitato davanti alla macchina da presa, ha deciso di raccontare le storie degli altri, diventando giornalista. Ripercorriamo le loro vite, seguendo l’ordine dei film che le hanno rese celebri.

Stefania Sandrelli: da La chiave a una carriera senza fine

Quando Tinto Brass la scelse per La chiave, nel 1983, Stefania Sandrelli era già una delle attrici più amate del cinema italiano. Aveva lavorato con Pietro Germi, Bernardo Bertolucci ed Ettore Scola, ma accettò di mettersi in gioco in un ruolo molto diverso da quelli interpretati fino a quel momento. Nel film era Teresa, una moglie che riscopre la propria sensualità attraverso un complicato gioco di gelosie con il marito. Le scene audaci fecero scalpore, ma la Sandrelli non si lasciò imprigionare dall’immagine di diva erotica. Continuò a lavorare con grandi registi, passando con naturalezza dal cinema alla televisione e al teatro. Nel 2005 ricevette il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia. E oggi, a 80 anni, resta una delle grandi signore dello spettacolo italiano. Per lei, La chiave è stato soltanto uno dei tanti capitoli di una carriera straordinaria.

Serena Grandi: da Miranda ai reality, senza dimenticare Brass

Nel 1985 bastò un film per trasformare Serena Grandi in una delle donne più desiderate d’Italia. Era Miranda, la storia di una bella locandiera che, mentre aspetta il ritorno del marito disperso in guerra, si concede qualche avventura sentimentale. Serena aveva 27 anni e una bellezza prorompente che conquistò immediatamente il pubblico. Dopo quel successo arrivarono tanti altri film, tra cui Rimini Rimini, Le foto di Gioia e La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Negli anni ha partecipato anche a programmi televisivi e reality, come Il Grande Fratello VIP. È diventata mamma di Edoardo, nato dal matrimonio con Beppe Ercole, e ha attraversato momenti felici e altri più difficili. Ma non ha mai dimenticato il regista che la lanciò. Il 4 novembre, ricordando Brass all’ANSA, ha dichiarato: «A Tinto devo tutto, gli sarò sempre grata». E ha raccontato una curiosità: il regista la voleva più formosa per Miranda, tanto che la portò a mangiare nelle trattorie di Chioggia insieme alla moglie Carla.

Francesca Dellera: da Capriccio alla vita riservata in Francia

Capelli biondi, occhi azzurri e un fascino da diva d’altri tempi. Francesca Dellera aveva 22 anni quando, nel 1987, interpretò Capriccio, il film con cui Tinto Brass la fece conoscere al grande pubblico. Ma la sua carriera non si fermò lì. Divenne protagonista dello sceneggiato televisivo La romana, accanto a Gina Lollobrigida, e conquistò anche il cinema d’autore. Marco Ferreri la volle nel film La carne, al fianco di Sergio Castellitto. Lavorò poi in Francia, anche con Alain Delon, diventando un volto conosciuto oltre i confini italiani. A un certo punto, però, Francesca decise di allontanarsi dal mondo dello spettacolo. Le sue apparizioni diventarono sempre più rare e preferì proteggere la propria vita privata. In un’intervista del 2017 raccontò di vivere in Francia con il compagno. Una scelta lontana dai riflettori, per una donna che avrebbe potuto continuare a essere una delle dive più fotografate del cinema italiano.

Debora Caprioglio: da Paprika al palcoscenico teatrale

Quando nel 1991 uscì Paprika, Debora Caprioglio aveva appena 22 anni. Interpretava Mimma, una giovane donna che entra in una casa di tolleranza e scopre un mondo completamente diverso da quello che conosceva. Il film ebbe un enorme successo e Debora diventò improvvisamente una delle attrici più richieste. Ma il suo incontro con Brass fu piuttosto curioso. Il regista l’aveva notata in una fotografia pubblicata su un giornale e si era messo in testa di rintracciarla. Lei, quando ricevette la sua telefonata, pensò inizialmente a uno scherzo. Dopo Paprika, Debora lavorò nel cinema e in televisione, ma soprattutto trovò nel teatro una nuova dimensione artistica. Negli anni ha portato in scena commedie e spettacoli di prosa, dimostrando di volere essere ricordata non soltanto per la bellezza, ma anche per il mestiere di attrice. Nel 2008 sposò l’attore Angelo Maresca, dal quale si è successivamente separata.

Claudia Koll: da Così fan tutte alla fede e alle opere di carità

È forse la trasformazione più sorprendente tra tutte le protagoniste di Brass. Nel 1992 Claudia Koll interpretò Così fan tutte, diventando un sex symbol grazie al ruolo di Diana, una moglie che tradisce il marito raccontandogli le proprie avventure come se fossero fantasie. E pensare che, inizialmente, il regista aveva immaginato Cristina Parodi come protagonista. La giornalista rifiutò e il ruolo andò alla Koll. Il successo fu immediato, ma l’attrice faticò a liberarsi da quell’immagine. Nel 1995 Pippo Baudo la scelse per condurre il Festival di Sanremo insieme ad Anna Falchi. Poi arrivarono le fiction, tra cui Linda e il brigadiere con Nino Manfredi. All’inizio degli anni Duemila, però, Claudia intraprese un profondo percorso religioso. Fondò l’associazione Le Opere del Padre, dedicandosi ad attività umanitarie e di solidarietà. Oggi continua a occuparsi di spiritualità, volontariato e progetti artistici. Nel 2026 ha presentato anche il libro Qualcosa di me – Dialogo con un’amica, nel quale racconta la propria vita e il rapporto con la fede.

Anna Ammirati: la Monella che non voleva diventare un sex symbol

Nel 1998 aveva appena diciannove anni quando Tinto Brass la scelse per interpretare Lola, la protagonista di Monella, una ragazza vivace e curiosa che sogna di scoprire l’amore. Anna Ammirati era praticamente sconosciuta, ma il film la trasformò improvvisamente in una celebrità. I fotografi la inseguivano, i giornali parlavano di lei e tutti volevano conoscere la nuova musa del regista. Un successo che, come ha raccontato anni dopo, non fu facile da gestire. Anna, però, non ha mai rinnegato quell’esperienza. Ha continuato a recitare, soprattutto in film indipendenti e produzioni televisive, lavorando anche con registi come Antonio Capuano e Gabriele Salvatores. Nel 2024 è apparsa proprio in Napoli – New York di Salvatores. E ancora oggi, quando la intervistano, c’è sempre qualcuno che le chiede di Monella. Un’etichetta difficile da togliersi, anche dopo tanti anni di carriera.

Yuliya Mayarchuk: da Trasgredire alle fiction televisive

Nel 2000, con Trasgredire, Brass lanciò un’altra bellezza destinata a farsi notare: Yuliya Mayarchuk, attrice ucraina arrivata in Italia giovanissima. Nel film interpretava Carla, una ragazza che vive una serie di avventure sentimentali mentre il fidanzato si trova all’estero. Ma Yuliya non si fermò al cinema erotico. Negli anni successivi cominciò a lavorare nelle fiction televisive, apparendo in serie come La squadra, Carabinieri, Don Matteo, Incantesimo e, più recentemente, Mare fuori. Ha recitato anche in teatro e si è interessata al mondo del fitness e del benessere. Dopo la scomparsa di Brass, lo ha ricordato con affetto sui social, ringraziandolo per aver creduto in lei e averle aperto le porte del cinema.

Anna Galiena: da Senso ’45 al teatro, passando per Emily in Paris

Quando Tinto Brass la volle per Senso ’45, uscito nel 2002, Anna Galiena era già un’attrice affermata a livello internazionale. Nel film interpretava Livia Mazzoni, una donna travolta da una passione distruttiva nella Venezia degli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. Ma quella fu soltanto una parentesi in una carriera ricchissima, iniziata in teatro e proseguita tra cinema italiano, francese e produzioni internazionali. Negli anni successivi ha lavorato con registi come Paolo Virzì, Sergio Castellitto e Micaela Ramazzotti. E nel 2026, a 76 anni, ha continuato a dividersi tra cinema e palcoscenico. È apparsa anche nella serie Netflix Emily in Paris e ha recitato nello spettacolo teatrale A casa tutti bene, diretto da Gabriele Muccino. Il teatro, del resto, rimane il suo grande amore: in un’intervista ha raccontato che, dovendo scegliere tra cinema, televisione e palcoscenico, non avrebbe dubbi.

Raffaella Ponzo: da Fallo! al giornalismo

Nel 2003, tra le protagoniste di Fallo!, il film a episodi di Tinto Brass, c’era anche Raffaella Ponzo. Interpretava Katarina, una cameriera altoatesina al centro dell’episodio Due cuori & una capanna. Raffaella aveva già lavorato nel cinema con Salvatore Piscicelli, nei film Il corpo dell’anima e Quartetto, e aveva avuto una piccola parte in Gangs of New York di Martin Scorsese. Dopo altre esperienze cinematografiche e teatrali, ha intrapreso una strada diversa, dedicandosi alla scrittura e al giornalismo. Oggi lavora come autrice e redattrice per settimanali nazionali, occupandosi soprattutto di spettacolo, costume e interviste ai personaggi famosi. Insomma, dalle storie interpretate sul grande schermo è passata a raccontare quelle degli altri.

Maruska Albertazzi: da Fallo! alla regia e all’impegno sociale

Anche Maruska Albertazzi, che nel 2003 recitò in Fallo! di Tinto Brass, ha cambiato strada. Dopo l’esperienza cinematografica, ha lavorato come giornalista televisiva, autrice e sceneggiatrice, collaborando anche alla scrittura di film come Posti in piedi in paradiso e Sotto una buona stella di Carlo Verdone. Ma negli ultimi anni ha trovato una nuova missione: aiutare chi soffre di disturbi alimentari, un problema che ha conosciuto personalmente durante l’adolescenza. Nel 2020 ha diretto il documentario Hangry Butterflies, dedicato alle ragazze che combattono contro anoressia e bulimia, ed è diventata un’attivista del Movimento Lilla. Nel 2026 ha pubblicato il libro Qualcosa di lilla, da cui è stato tratto anche un film per Rai 1. E non è tutto: Maruska ha ripreso a studiare, avvicinandosi alla psicologia e alle neuroscienze. Un percorso decisamente lontano da quello degli esordi, ma sempre legato al desiderio di raccontare storie.

Anna Jimskaia: da Monamour al cinema di Paolo Sorrentino

Chiudiamo con Anna Jimskaia, protagonista di Monamour, il film del 2005 che sarebbe diventato l’ultimo lungometraggio diretto da Tinto Brass. Nata in Uzbekistan, Anna interpretava Marta, una giovane donna sposata che, durante un soggiorno a Mantova, vive una relazione extraconiugale. Anche per lei il film rappresentò un’occasione di grande visibilità, ma non fu seguito da una lunga serie di ruoli da protagonista. Negli anni successivi ha partecipato alla commedia Le badanti, del 2015, e nel 2018 è apparsa in Loro, il film di Paolo Sorrentino dedicato a Silvio Berlusconi, nel ruolo di Irina. Da allora le sue apparizioni cinematografiche documentate sono diventate rare. Una carriera diversa da quella di altre muse di Brass, ma con un passaggio importante anche nel cinema d’autore.

Le donne di Tinto Brass, molto più che sex symbol

C’è chi ha trovato la propria strada nella fede, come Claudia Koll, chi continua a salire sul palcoscenico, come Debora Caprioglio e Anna Galiena, chi ha preferito una vita riservata, come Francesca Dellera, e chi ha cambiato mestiere, come Raffaella Ponzo e Maruska Albertazzi. Serena Grandi, invece, continua a ricordare con affetto il regista che la trasformò in una diva, mentre Anna Ammirati ha imparato a convivere con un personaggio, quello di Monella, che ancora oggi il pubblico non ha dimenticato.

Storie diverse, insomma, che dimostrano come la vita di un’attrice non finisca certo con i titoli di coda. Perché dietro le donne sensuali e provocanti che Tinto Brass portava sul grande schermo c’erano persone con sogni, ambizioni e desideri che andavano ben oltre il cinema. E forse è proprio questa la curiosità più bella: scoprire che cosa è successo quando, spente le luci del set, ciascuna di loro ha ricominciato a scrivere la propria storia.

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